XVII sec. La Cernida Bresciana al soldo di Venezia e i Briganti dei Laghi

09_settembre 2015

Un territorio devastato da peste e carestie, una capitale, Venezia, alle prese con i Turchi, un’ampia autonomia locale e lotte intestine tra fazioni con briganti e Büli simili ai Bravi di manzoniana memoria: questo lo scenario di una Brescia in crisi, in cui fame e necessità spingono alle azioni più turpi.

Le Cernide erano una guarnigione di milizia locale reclutata tra i cittadini, venivano utilizzate spesso come prima risposta ad un’insurrezione o un attacco inaspettato in attesa che venisse organizzata una controffensiva dell’esercito regolare, spesso impegnato altrove oppure per cordoni sanitari durante il periodo della peste, come ordine pubblico o per incarichi specifici.

I Büli, da cui l’odierno termine “bullo”, sono briganti che, al di fuori della legge e alla ricerca di facili bottini, pongono la propria lama al soldo dei signorotti locali, con saccheggi, agguati o azioni di spionaggio.

Personaggi non sempre negativi figli di un periodo difficile come testimonia la drammatica storia che tutt’oggi riecheggia nelle nostre valli: la faida di Beatrice di Gargnano (detto Zanzanù) e Sette di Monte Maderno.

La Confraternita del Leone propone quindi un gruppo di Büli e una rappresentanza di una Cernida Bresciana della Repubblica Serenissima, dispone di un pezzo d’artiglieria e di un accampamento di quattro tende con bivacco, cucina e arredo di campo.

Si propongono duelli e combattimenti di mischia.

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